Guida completa alla mastoplastica additiva
La mastoplastica additiva è un intervento di chirurgia plastica ed estetica finalizzato ad aumentare il volume del seno e, contemporaneamente, a migliorarne forma, proporzioni e armonia rispetto alla silhouette.
Sebbene venga spesso descritta semplicemente come un intervento per “aumentare il seno”, nella pratica moderna la mastoplastica additiva è molto più complessa. Il risultato dipende dalla corretta combinazione di numerosi elementi: anatomia della paziente, qualità dei tessuti, volume mammario presente, caratteristiche del torace, posizione delle mammelle, scelta delle protesi, tecnica chirurgica e aspettative individuali.
Non esiste quindi una mastoplastica additiva identica per tutte le pazienti.
L’obiettivo dovrebbe essere costruire un risultato proporzionato alla struttura fisica della persona, evitando di scegliere una tecnica o una dimensione della protesi esclusivamente sulla base di un modello estetico prestabilito.
Che cos’è la mastoplastica additiva
La mastoplastica additiva consiste generalmente nell’inserimento di protesi mammarie per aumentare il volume del seno.
Può essere indicata quando il seno è naturalmente poco sviluppato oppure quando ha perso volume nel corso del tempo.
La diminuzione del volume mammario può verificarsi, per esempio, dopo:
- gravidanza;
- allattamento;
- dimagrimento importante;
- variazioni ormonali;
- invecchiamento dei tessuti.
L’intervento può inoltre essere preso in considerazione per correggere determinate asimmetrie tra le due mammelle.
Prima di decidere se una mastoplastica additiva sia effettivamente appropriata è comunque indispensabile una valutazione specialistica.
A chi può essere indicata
Le motivazioni che portano una donna a considerare una mastoplastica additiva possono essere molto differenti.
Alcune pazienti desiderano aumentare un seno costituzionalmente piccolo.
Altre vogliono recuperare il volume perso dopo una gravidanza.
Altre ancora desiderano correggere una differenza evidente tra le due mammelle.
L’indicazione deve comunque essere valutata individualmente.
Il chirurgo deve considerare non soltanto il volume richiesto dalla paziente, ma anche la capacità dei tessuti di sostenere la protesi nel tempo.
Una protesi eccessivamente grande rispetto alla struttura anatomica può infatti aumentare le tensioni esercitate sulla pelle e sui tessuti mammari.
La prima visita
La visita preoperatoria rappresenta una delle fasi più importanti dell’intero percorso.
Durante la consultazione vengono generalmente valutati:
- dimensioni delle mammelle;
- qualità della pelle;
- elasticità dei tessuti;
- posizione del capezzolo;
- larghezza del torace;
- quantità di ghiandola mammaria presente;
- eventuali asimmetrie;
- grado di rilassamento del seno;
- caratteristiche della parete toracica.
Il chirurgo deve inoltre raccogliere informazioni sulla salute generale, sulle eventuali terapie farmacologiche e sui precedenti interventi chirurgici.
Questa analisi permette di stabilire quale tecnica possa essere maggiormente appropriata.
Scegliere la dimensione del seno
Una delle domande più frequenti riguarda la dimensione delle protesi.
Non esiste però una misura universalmente corretta.
La scelta dipende dal rapporto tra il volume desiderato e le caratteristiche anatomiche della paziente.
Bisogna considerare soprattutto:
larghezza della mammella;
diametro del torace;
quantità di tessuto disponibile;
elasticità della pelle;
altezza della paziente;
proporzioni della silhouette.
La scelta non dovrebbe quindi essere basata esclusivamente sul numero di centimetri cubici della protesi.
Due protesi dello stesso volume possono produrre risultati molto differenti su due pazienti diverse.
Le protesi mammarie
Le protesi moderne sono dispositivi medici progettati specificamente per essere impiantati nel corpo.
In Italia le protesi mammarie sono classificate come dispositivi medici di classe III e sono sottoposte a specifici sistemi di regolamentazione, vigilanza e tracciabilità.
Esistono differenti modelli, profili, dimensioni e caratteristiche.
La scelta deve essere effettuata in funzione del risultato ricercato e dell’anatomia.
Protesi rotonde
Le protesi rotonde presentano una distribuzione relativamente uniforme del volume.
A seconda del tipo di gel, del profilo scelto e della posizione dell’impianto possono permettere differenti livelli di riempimento del polo superiore del seno.
Non significa necessariamente ottenere un risultato artificiale.
Il risultato finale dipende dall’interazione tra protesi, tessuti e tecnica chirurgica.
Protesi ergonomiche
Le protesi ergonomiche utilizzano gel con caratteristiche che permettono una distribuzione dinamica del contenuto in funzione della posizione del corpo.
L’obiettivo è ottenere un comportamento e una consistenza che possano avvicinarsi maggiormente alla mobilità di un seno naturale.
Anche in questo caso la scelta deve essere individuale.
Protesi anatomiche
Le protesi anatomiche presentano una forma progettata con maggiore volume nella parte inferiore.
Possono essere utilizzate in alcune situazioni specifiche.
La loro indicazione dipende tuttavia dalla morfologia della mammella, dalla tecnica utilizzata e dalle preferenze del chirurgo.
Non esiste una forma di protesi automaticamente migliore per tutte le pazienti.
Dove viene posizionata la protesi
Un’altra decisione fondamentale riguarda il piano di posizionamento dell’impianto.
Le possibilità principali comprendono:
- posizione retroghiandolare;
- posizione retromuscolare;
- tecnica Dual Plane.
La scelta dipende dalla quantità di tessuto presente, dalla qualità della copertura mammaria, dalla forma desiderata e da diversi altri parametri anatomici.
Posizionamento retroghiandolare
Nella posizione retroghiandolare la protesi viene collocata dietro la ghiandola mammaria e davanti al muscolo grande pettorale.
Questa tecnica può essere indicata in pazienti selezionate che dispongono di una quantità sufficiente di tessuto per coprire adeguatamente l’impianto.
Il vantaggio è che il muscolo pettorale viene coinvolto meno direttamente.
Tuttavia, nelle pazienti molto magre o con poco tessuto mammario, i margini della protesi possono risultare maggiormente percepibili.
Posizionamento retromuscolare
Nel posizionamento retromuscolare la protesi viene collocata almeno parzialmente dietro il muscolo grande pettorale.
Il muscolo contribuisce alla copertura dell’impianto, soprattutto nella parte superiore del seno.
Questa maggiore copertura può essere particolarmente utile nelle pazienti con poco tessuto mammario.
La tecnica Dual Plane
La tecnica Dual Plane combina differenti caratteristiche del posizionamento retromuscolare e retroghiandolare.
La parte superiore della protesi viene coperta dal muscolo grande pettorale, mentre la parte inferiore può essere maggiormente libera rispetto a una posizione completamente retromuscolare.
Esistono differenti varianti di Dual Plane.
La tecnica viene adattata alla conformazione anatomica della mammella e al grado di rilassamento dei tessuti.
Può permettere una buona copertura della parte superiore della protesi mantenendo contemporaneamente una forma naturale del polo inferiore.
Mastoplastica additiva mini-invasiva
Negli ultimi anni sono state sviluppate anche procedure che cercano di ridurre il trauma chirurgico durante l’inserimento della protesi.
Il concetto di chirurgia meno invasiva punta a preservare il più possibile i tessuti e a limitare la dissezione quando l’anatomia della paziente lo permette.
Non tutte le donne sono però candidate alle stesse tecniche.
Un approccio mini-invasivo non deve essere scelto semplicemente perché apparentemente più moderno.
La priorità rimane l’indicazione corretta.
Mastoplastica additiva ibrida
Un’altra possibilità è la mastoplastica additiva ibrida.
Questa tecnica combina una protesi mammaria con il lipofilling, cioè con il trasferimento di grasso autologo prelevato dalla stessa paziente.
Il grasso può essere utilizzato per migliorare alcuni contorni, aumentare lo spessore dei tessuti o perfezionare determinate zone.
La tecnica può consentire, in pazienti selezionate, di combinare il volume ottenuto con la protesi con la capacità del lipofilling di modellare più finemente il seno.
Mastoplastica additiva senza protesi
In alcune situazioni può essere presa in considerazione anche una mastoplastica mediante esclusivamente lipofilling.
Il grasso viene prelevato da zone come addome, fianchi o cosce, preparato e successivamente infiltrato nel seno.
Non permette normalmente lo stesso incremento volumetrico ottenibile con una protesi di dimensioni importanti.
Può però essere interessante per donne che desiderano aumenti relativamente moderati e dispongono di sufficiente grasso nelle zone donatrici.
Una parte del grasso trasferito può inoltre essere riassorbita dall’organismo.
Mastoplastica additiva o mastopessi?
Un seno svuotato non è necessariamente soltanto un seno piccolo.
Quando i tessuti sono molto rilassati e il capezzolo è sceso, aumentare semplicemente il volume potrebbe non essere sufficiente.
In queste situazioni può essere indicata una mastopessi, cioè un lifting del seno.
La mastopessi permette di riposizionare i tessuti e il complesso areola-capezzolo.
Può essere eseguita:
senza protesi;
con protesi;
eventualmente associata a lipofilling.
La scelta dipende dal volume presente e dal risultato ricercato.
Le incisioni
La mastoplastica additiva richiede un’incisione attraverso la quale viene creata la tasca e inserita la protesi.
Una delle sedi più frequentemente utilizzate è il solco sottomammario.
La cicatrice viene quindi posizionata nella piega naturale presente sotto il seno.
Esistono anche altri accessi chirurgici.
La posizione migliore deve essere stabilita valutando anatomia, tecnica e caratteristiche dell’impianto.
Le cicatrici
Ogni intervento chirurgico che richiede un’incisione produce una cicatrice.
L’evoluzione della cicatrice varia considerevolmente da persona a persona.
Nei primi mesi può apparire più visibile, arrossata o consistente.
Con il tempo tende generalmente a maturare e diventare meno evidente.
Età, genetica, tipo di pelle, tensione sulla ferita, esposizione solare e comportamento individuale della cicatrizzazione possono influenzarne l’aspetto.
Non è quindi possibile promettere una cicatrice completamente invisibile.
Come si svolge l’intervento
La procedura viene pianificata prima dell’ingresso in sala operatoria.
Il chirurgo definisce:
dimensione dell’impianto;
posizione della protesi;
accesso chirurgico;
eventuali correzioni delle asimmetrie;
eventuale associazione con altre tecniche.
Durante l’intervento viene creata una tasca appropriata e viene inserita la protesi.
La durata varia in funzione della complessità e della tecnica utilizzata.
Anestesia
La mastoplastica additiva può richiedere differenti modalità anestesiologiche in funzione della tecnica, della struttura e delle caratteristiche della paziente.
Il tipo di anestesia viene definito insieme al chirurgo e all’anestesista.
Prima dell’operazione vengono normalmente effettuati gli esami necessari per valutare l’idoneità all’intervento.
Il periodo postoperatorio
Il recupero non è identico per tutte le pazienti.
Nei primi giorni sono comuni:
sensazione di tensione;
gonfiore;
fastidio;
maggiore sensibilità della zona;
limitazione temporanea di alcuni movimenti.
La sintomatologia tende generalmente a diminuire progressivamente.
È importante seguire attentamente le indicazioni fornite dal chirurgo.
Reggiseno postoperatorio
Dopo l’intervento può essere prescritto un reggiseno specifico.
Serve a sostenere il seno durante le prime fasi della guarigione e a mantenere una corretta stabilità della zona operata.
Durata e modalità di utilizzo dipendono dal protocollo chirurgico.
Quando si può tornare al lavoro?
Dipende soprattutto dal tipo di lavoro svolto e dall’evoluzione individuale.
Un’attività sedentaria può generalmente essere ripresa prima di un lavoro che richiede sforzi fisici, sollevamento di pesi o ampi movimenti delle braccia.
La ripresa deve essere progressiva e autorizzata dal chirurgo.
Quando si può ricominciare lo sport?
L’attività fisica non dovrebbe essere ripresa troppo rapidamente.
Nelle prime settimane è importante evitare sollecitazioni significative della regione toracica.
La ripresa dell’allenamento deve essere graduale.
Gli esercizi che coinvolgono direttamente i muscoli pettorali possono richiedere tempi diversi rispetto alla semplice camminata o alle attività leggere.
È necessario seguire il programma indicato dal chirurgo sulla base della guarigione individuale.
Quando si vede il risultato definitivo?
Il seno immediatamente dopo l’intervento non rappresenta il risultato definitivo.
Nelle prime settimane possono essere presenti gonfiore e tensione.
Le protesi e i tessuti devono progressivamente stabilizzarsi.
Il seno tende quindi a modificare il proprio aspetto durante i mesi successivi.
Per valutare correttamente il risultato bisogna aspettare la completa evoluzione postoperatoria.
I possibili rischi
La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico e, come ogni operazione, comporta possibili complicanze.
Tra quelle che possono verificarsi sono comprese:
- sanguinamento;
- ematoma;
- infezione;
- sieroma;
- problemi di cicatrizzazione;
- variazioni della sensibilità del seno o del capezzolo;
- asimmetria;
- spostamento della protesi;
- visibilità o palpabilità dell’impianto;
- rippling;
- contrattura capsulare;
- rottura dell’impianto;
- necessità di ulteriori interventi.
Le autorità sanitarie ricordano inoltre che le protesi mammarie non devono essere considerate dispositivi necessariamente permanenti per tutta la vita. Contrattura capsulare e rottura rappresentano, tra le altre, possibili ragioni di una futura rimozione o sostituzione.
Che cos’è la contrattura capsulare
Quando viene inserita una protesi, l’organismo forma fisiologicamente una capsula di tessuto intorno all’impianto.
Nella maggior parte dei casi questa capsula non causa problemi.
In alcune pazienti può però diventare eccessivamente spessa e contrarsi intorno alla protesi.
Il seno può diventare più duro, cambiare forma o diventare doloroso.
Nei casi più importanti può essere necessario un nuovo intervento.
La rottura della protesi
Le protesi possono deteriorarsi o rompersi nel corso del tempo.
Il comportamento dipende dal tipo di impianto e dalle caratteristiche della rottura.
Per questo motivo il controllo nel tempo rimane importante anche quando la paziente non avverte particolari disturbi.
Protesi e BIA-ALCL
Un tema che deve essere discusso correttamente durante il consenso informato è il BIA-ALCL, un raro linfoma associato agli impianti mammari.
Il Ministero della Salute italiano continua a mantenere sistemi specifici di vigilanza e informazione sul problema. La valutazione delle autorità italiane continua a considerare il rapporto beneficio-rischio favorevole all’utilizzo delle protesi, tenendo conto della rarità della patologia e dell’importanza di una diagnosi precoce.
Un aumento persistente del volume del seno, dolore o cambiamenti insoliti comparsi a distanza dall’intervento devono essere valutati da un medico.
Le protesi devono essere cambiate ogni dieci anni?
Non esiste una regola universale secondo cui tutte le protesi devono essere sostituite automaticamente dopo dieci anni.
Allo stesso tempo, non devono essere considerate dispositivi garantiti per durare per tutta la vita.
La necessità di una sostituzione dipende dalla situazione clinica, dall’integrità dell’impianto, dall’evoluzione del seno e dalla presenza di eventuali complicanze.
I controlli nel tempo
La mastoplastica additiva non termina con la fine dell’intervento.
È importante mantenere un follow-up nel tempo.
Il chirurgo può indicare controlli clinici ed eventuali esami diagnostici in funzione dell’età, della situazione mammaria e del tipo di protesi utilizzata.
La presenza di una protesi deve inoltre essere comunicata ai professionisti che effettuano gli esami del seno.
La tracciabilità delle protesi in Italia
In Italia esiste il Registro nazionale degli impianti protesici mammari.
Dal 1° agosto 2023 è obbligatoria la registrazione dei dati relativi agli interventi di impianto nel sistema previsto.
Alla paziente devono inoltre essere fornite le informazioni che permettono di identificare il dispositivo impiantato, compresi fabbricante, codice, lotto e numero seriale.
Conservare queste informazioni è importante per i controlli futuri.
Gravidanza dopo mastoplastica additiva
Una futura gravidanza è possibile dopo una mastoplastica additiva.
La gravidanza può però modificare nuovamente il volume e la forma del seno.
Aumento del volume durante la gravidanza, allattamento e successiva involuzione della ghiandola possono influenzare il risultato estetico ottenuto con l’intervento.
Per questo motivo eventuali progetti di gravidanza relativamente vicini dovrebbero essere discussi durante la visita.
Mastoplastica e allattamento
La possibilità di allattare dopo una mastoplastica dipende da diversi fattori, tra cui anatomia iniziale, tipo di incisione, tecnica chirurgica e caratteristiche individuali.
Non è possibile garantire in anticipo la capacità di allattare.
Le donne che desiderano future gravidanze dovrebbero affrontare questo aspetto con il chirurgo durante la pianificazione dell’intervento.
Come scegliere il chirurgo
La scelta del chirurgo è probabilmente più importante della scelta di una specifica marca di protesi.
È opportuno verificare formazione, specializzazione ed esperienza nel campo della chirurgia mammaria.
Durante la visita il professionista dovrebbe essere in grado di spiegare chiaramente:
quale tecnica propone;
perché la ritiene appropriata;
quale protesi intende utilizzare;
dove verrà posizionata;
dove saranno le cicatrici;
quali risultati sono realistici;
quali sono i rischi;
come viene organizzato il follow-up.
Un buon consulto non dovrebbe limitarsi a mostrare una misura di protesi.
Deve essere una vera pianificazione chirurgica.
Naturale non significa necessariamente piccolo
Uno degli equivoci più frequenti riguarda il concetto di risultato naturale.
Un seno naturale non deve necessariamente essere molto piccolo.
La naturalezza dipende soprattutto dalle proporzioni.
Una protesi relativamente importante può risultare armoniosa su una determinata struttura corporea, mentre una protesi più piccola può sembrare poco equilibrata su un’altra.
Il volume deve quindi essere valutato nel contesto dell’intera silhouette.
Attenzione alle fotografie prima e dopo
Le fotografie di altri interventi possono aiutare a comprendere lo stile di lavoro di un chirurgo, ma non rappresentano una promessa di risultato.
Ogni paziente parte da un’anatomia diversa.
Forma del torace, pelle, ghiandola, posizione del capezzolo e caratteristiche dei tessuti influenzano necessariamente il risultato finale.
Le fotografie dovrebbero quindi essere considerate uno strumento di informazione, non un catalogo dal quale scegliere un seno.
Quanto dura il risultato?
Il risultato di una mastoplastica additiva evolve nel tempo insieme al corpo.
La pelle continua a invecchiare.
Il peso può cambiare.
Possono verificarsi gravidanze.
I tessuti possono perdere progressivamente elasticità.
Anche la protesi può richiedere controlli o un futuro intervento.
Una mastoplastica ben pianificata deve quindi essere pensata non soltanto per il risultato dei primi mesi, ma anche considerando l’evoluzione futura della mammella.
La mastoplastica additiva moderna è un intervento personalizzato
La chirurgia mammaria moderna si sta progressivamente allontanando dall’idea di applicare la stessa tecnica a tutte le pazienti.
Dual Plane, posizione retroghiandolare, mastoplastica ibrida, lipofilling e tecniche meno invasive rappresentano strumenti differenti.
La vera questione non è stabilire quale tecnica sia universalmente migliore.
La domanda corretta è: quale tecnica è maggiormente adatta a quella specifica paziente?
È proprio questa personalizzazione che permette di cercare un equilibrio tra volume, forma, naturalezza, stabilità nel tempo e sicurezza.
La mastoplastica additiva rimane comunque un vero intervento chirurgico. Una guida online può aiutare a comprenderne i principi generali, ma non può sostituire la valutazione personale da parte di un chirurgo plastico qualificato.
Per approfondire la tecnica, la scelta delle protesi e il posizionamento Dual Plane: Mastoplastica additiva Dual Plane – Dott. Riccardo Marsili

